Robin Hood – L’Origine della Leggenda | Novembre 2018

Robin Hood – L’origine della leggenda (Robin Hood) è un film del 2018 diretto da Otto Bathurst.

Il film è racconta le gesta del principe dei ladri Robin Hood, interpretato da Taron Egerton. Fanno parte del cast Jamie Foxx, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Tim Minchin e Jamie Dornan.

Al ritorno dalle Crociate, Robin di Loxley scopre che l’intera contea di Nottingham è dominata dalla corruzione. L’ingiustizia e la povertà in cui vive il suo popolo lo spingono così a tramare per organizzare un’audace rivolta contro la potente Corona d’Inghilterra. Ma per farlo ha bisogno di un mentore: un abile quanto sprezzante comandante conosciuto durante la guerra. Grazie a lui, il temerario Robin diventerà il leggendario Robin Hood e, forse, cercherà anche di riconquistare un amore che credeva perduto.

Gli Incredibili 2 | Novembre 2018

Gli Incredibili 2 (Incredibles 2) è un film d’animazione del 2018 scritto e diretto da Brad Bird.

È il seguito de Gli Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi del 2004,[1] sempre sceneggiato e diretto da Bird e incentrato sulle vicende di un’insolita famiglia di supereroi ed è il 20° film prodotto dalla Pixar Animation Studios.

Dopo aver agito di fronte a una minaccia, incurante delle leggi contro i supereroi, la famiglia Parr viene scaricata anche dal programma di protezione. Proprio quando Helen / Elastigirl e Bob / Mr. Incredibile si stanno rassegnando a una vita in fuga perenne, il magnate Winston Deavour e sua sorella Evelyn offrono una soluzione: una totale copertura mediatica per qualche impresa, onde riportare l’opinione pubblica ad amare i supereroi. Vogliono però Elastigirl perché meno dannosa, così Bob rimarrà a casa a badare a Violet, Flash e un sempre più incontenibile Jack-Jack.

Sarà anche banale scriverlo, ma l’idea di rivisitare un capolavoro dell’animazione contemporanea a 14 anni di distanza spaventa: con il primo Incredibili del 2004 Brad Bird, regista e unico sceneggiatore, aveva aggiunto il proprio tassello alla rivoluzione artistica Pixar, approfittandone per tessere un racconto a più letture pieno di intelligente humor, quando il genere supereroico al cinema non era ancora inflazionato. Sono cambiate tante cose: proporre i supereroi ha meno freschezza, la Pixar è seppellita dai sequel con occasionali gioielli come Coco, la rivoluzione animata Pixar si è allargata a macchia d’olio a tutta l’industria. Se abbiamo dato a Gli Incredibili 2 la valutazione che vedete in alto nella pagina, è perché il film a nostro modesto parere è sopravvissuto a queste circostanze potenzialmente avverse.

Basterebbe fermarsi a riflettere sui temi che Gli Incredibili 2 tocca. Come già accadde col primo, è difficile per lo spettatore parcheggiare in cervello in facili morali. Helen si trova presto minacciata da un villain che critica aspramente l’idea di affidarsi ai supereroi per la propria salvezza: Bird in sceneggiatura (della quale è ancora una volta autore) riesce abilmente a suggerire sottotraccia l’l’ossessione per l’uso personale di armi, negli Stati Uniti garantito per costituzione ma da sempre oggetto di forti critiche. Nulla di esplicito e predicatorio, però: l’argomento non è toccato con sermoni, e anzi le motivazioni del cattivo sono esposte con una certa dose di umana comprensione. Anche se Bird rimane legato, come avveniva d’altronde nel poco riuscito Tomorrowland, all’idea di una missione affidata a chi è più dotato della media, qui la espande con l’idea di un mentore.

Non si può ignorare che Winston Deavor sia di fatto una caricatura di Walt Disney senza baffi (e quelle iniziali sono ulteriore indizio). Il sogno e la fiducia nel fantastico sono prospettiva di serenità, però passano da uno sponsor della fantasia che sappia anche venderla. Vi sembra una morale ambigua? Certo, ma come si diceva Gli incredibili 2 riesce a smuovere la mente come il prototipo, alla ricerca di una fotografia della società e delle sue necessità. Riesce anche a farlo con un ricorso a uno humor irresistibile, che gronda un affetto contagioso per i personaggi (e di conseguenza per il pubblico). Il ribaltamento femminista dell’equilibrio familiare, sempre tenero e garantito dal rispetto reciproco di Helen e Bob, aggiorna la formula quel che basta a non tradirla del tutto, rendendo i contenuti contemporanei e rendendo sempre più familiari questi “supereroi”. Una dimensione quotidiana facilitata dalla scelta di agganciare questo seguito direttamente al finale del precedente, senza i tipici scontati salti temporali. Era più difficile scrivere un seguito in queste condizioni: Bird ha scommesso e ha vinto.

E non poteva che vincere: i contenuti e il calore sono retti da una macchina cinematografica di sicurezza e professionalità spaventose. Con l’aiuto di tutto il team, Bird dirige ogni sequenza individuando senza colpo ferire il modo migliore di inquadrarla e illuminarla, di dirigere gli animatori, di montarla. Vale per ogni tipo di scena: per le tensioni familiari e per i raptus cartoon a corpo morto (due sequenze con Jack-Jack sono da antologia). Vale soprattutto per una manciata di sequenze d’azione che rischiano davvero di far impallidire analoghe dal vero. Non è un caso: nei cinecomic in live action l’essere umano deve prima o poi interagire con immagini virtuali, il fotomontaggio ci richiede un “salto della fede” per credere all’illusione. Bird, senza disperdere mai la tensione, sa che i personaggi animati vivono già naturalmente nel virtuale, e la posta per loro è altissima. Senza controfigure, senza forzature.

Potremmo atteggiarci a pignoli. Potremmo scrivere che un colpo di scena fondante è piuttosto telefonato (ma non del tutto). Potremmo anche scrivere che Gli incredibili 2 non può per forza di cose mostrare la freschezza del primo capitolo. La verità però è che, esclusi i Toy Story, Gli incredibili 2 ci è sembrato il miglior sequel Pixar di sempre, nonché uno dei seguiti più convinti, sinceri ed energici tra i tanti a cui ormai Hollywood ci sottopone. Fossero tutti così.

Hotel Transylvania 3 | Novembre 2018

Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa è un film di genere animazione, commedia, family, fantasy del 2018, diretto da Genndy Tartakovsky, con Claudio Bisio e Cristiana Capotondi. Uscita al cinema il 22 agosto 2018. Durata 97 minuti. Distribuito da Warner Bros. Italia.

Dopo oltre un secolo passato a distribuire chiavi e munire il suo albergo di ogni mostruoso comfort a disposizione, anche il vampiro più indaffarato della Transilvania ha bisogno di una piccola pausa estiva, invece di occuparsi sempre delle vacanze degli altri presso il suo magnifico hotel. Mento affilato, occhiaie profonde e tintarella di luna, il bisbetico Dracula (voce originale di Adam Sandler) si lascia convincere dalla figlia Mavis (voce originale di Selena Gomez) a imbarcarsi con tutta la famiglia su una gigantesca nave da crociera extra lusso. Ovviamente si unisce a loro anche il resto del gruppo: Frank e signora, il lupo mannaro Wayne con la disordinata cucciolata, il riservato uomo invisibile Griffin, la maliziosa mummia Murray e il mansueto, taciturno mostro di gelatina Blobby. Ma mentre tutti si divertono moltissimo e partecipano alle attività e alle attrazioni di bordo, invece che dai colossali buffet illimitati, dalle piscine cristalline e dalle insolite escursioni, la curiosità del cinico conte viene stuzzicata dalla misteriosa donna capitano della nave: la seducente Ericka, nient’altro che la discendente del famigerato cacciatore di vampiri Van Helsing. Il flirt estivo intorno al quale ruota Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa non solo metterà a rischio il delicato equilibrio famiglia-amore appena sbocciato, ma minaccerà dunque di distruggere l’intera razza dei mostri.

In guerra | Novembre 2018

In guerra è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Stéphane Brizé, con Vincent Lindon.

In guerra, il film diretto da Stéphane Brizé, racconta della guerra tra gli operai e i dirigenti di una fabbrica in chiusura.
Dopo aver promesso a 1100 operai che i loro posti di lavoro sarebbero stati salvi, i dirigenti di una fabbrica decidono improvvisamente di chiudere i battenti. Laurent (Vincent Lindon), uno degli operai, si batte in prima fila contro questa decisione.

Il mondo del lavoro per chi ha superato i cinquant’anni. Un territorio minato, il rischio che la perdita di uno stipendio sicuro possa voler dire non trovarne più un altro, l’incapacità di riconvertirsi e, soprattutto, attirare le attenzioni di un datore di lavoro scoraggiato dall’età. Peggio ancora la possibilità di avere un lavoro ma non riuscire a mantenersi, finendo nel girone infernale dei nuovi poveri. Il cinema francere è specchio di una società ancora molto sindacalizzata, in cui le lotte per mantenere dei diritti acquisiti, in molti casi ben più solidi degli altri vicini europei, sono frequenti e agguerrite.

Una rappresentazione simbolica di queste lotte feroci è l’immagine di uno dei direttori di AirFrance a cui i dipendenti inferociti strapparono la camicia strattonandolo contro una rete di recinzione, solo pochi anni fa. Immagini veicolate attraverso i canali televiivi, specie quelli che trasmettono notizie per 24 ore al giorno.
Proprio con dei reportage del genere inizia il nuovo film di Stéphane Brizé, En guerre, raccontando della protesta di un gruppo di operai di una fabbrica, la Perrin Industrie, che nonostante i loro sacrifici in busta paga e i profitti notevoli per l’azienda devono fronteggiare la minaccia di chiusura del loro stabilimento. 1100 operai, 4000 persone coinvolte, in una regione depressa della Francia di provincia.

La precarietà lavorativa è al centro di un percorso che Brizé ha iniziato con La legge del mercato, mescolando un (grande) professionista come Vincent Lindon con attori dilettanti, con uno stile simil documentaristico e una macchina da presa che pedina i personaggi. In questo ritorno della coppia Brizé/Lindon, qui anche produttori e veri sodali creativi, il meccanismo è ulteriormente spinto all’estremo, con un’asciuttezza mirabile che lascia fuori ogni dinamica che non coinvolga la trattativa fra gli operai e l’azienda, dall’inizio alla fine. Zero sprechi o distrazioni, solo un dialogo fra quanto viene mostrato dai media e quanto effettivamente accade all’interno dei consigli sindacali di fabbrica. Unica eccezione un’apertura per il protagonista, il leader della protesta interpretato da Lindon, di cui viene mostrata la figlia in gravidanza avanzata.

Stéphane Brizé sta raccontando il mondo del lavoro in Francia oggi, in epoca di delocalizzazione e fine della serenità da posto fisso, come Laurent Cantet lo ha raccontato nel primo decennio degli anni Duemila. Il risultato è un film che racconta sì una guerra per il mantenimento del posto di lavoro, per il rispetto della parola data, dei sacrifici richiesti e fatti, ma anche un apologo sulla democrazia, faticosa all’estremo e basata sul dialogo fra le parti. In un momento in cui la demagogia e il populismo delle rivoluzioni in cinque minuti sconvolgono il continente, En guerre ci riporta alle estenuanti tempistiche con cui si cambiano realmente le cose, la ricchezza del confronto, anche a rischio di rimanere in fase di stallo, di non convincere neanche il tuo collega. C’è molta strategia, specie fra i dirigenti della Perrin Industrie, e molta passione in questi uomini e donne di ogni età che rischiano di perdere il lavoro, pur avendo prodotto utili e accettato delle rinunce per evitare licenziamenti.

En guerre è ripreso quasi sempre appena al di fuori dei gruppi di discussione, la camera riprende lo svolgimento del dibattito sporcandosi con qualche nuca, una spalla, portandoci anche noi in quelle stanze ribollenti di ragioni in cerca di condivisione. Un viaggio rabbioso, doloroso, euforico, in cui lo spettatore entra dalla prima inquadratura e si lascia portare dallo straordinario realismo delle discussioni, in una montagna russa emotiva che condivide con i protagonisti, su tutti il solito gigantesco Vincent Lindon, capace ancora una volta di mescolarsi mirabilmente con i volti anonimi dei non professionisti.

Il complicato mondo di Nathalie | Novembre 2018

Il complicato mondo di Nathalie, il film diretto da David Foenkinos e Stéphane Foenkinos, racconta la storia di Nathalie Pêcheux (Karin Viard), professoressa di lettere divorziata e madre premurosa con una malsana gelosia.

Nathalie è in transito verso la menopausa. In una delle scene più divertenti del film se lo sente dire dal suo medico di base. La sua reazione basita e la sua domanda – e quanto dura questo transito? – ben sintetizza il tono di questo ennesimo film che dimostra come il cinema francese sia unico nel regalare ruoli magnifici e non banali alle attrici in transito, non solo a quelle senza una ruga. Lasciando perdere ancora una volta il titolo italiano, che cerca fuori tempo massimo di indurre nel pubblico, considerato evidentemente come puro istinto pavloviano, il ricordo favoloso di una Amelie di successo di ormai 17 anni fa, il titolo originale, Jalouse, gelosa, identifica la sindrome di cui soffre la nostra Nathalie.

Professoressa di lettere divorziata, passa infatti improvvisamente, letteralmente dall’oggi al domani, da madre premurosa a gelosa patologica. Il tutto comincia la sera della festa a sorpresa per i 18 anni della figlia, una brava e bella ragazza che non le dà la minima preoccupazione, ballerina classica di grande talento in procinto di tentare l’esame per entrare alla scuola di ballo dell’Opéra di Parigi.

Lo schiaccianoci e i quattro regni | Novembre 2018

Lo schiaccianoci e i quattro regni (The Nutcracker and the Four Realms) è un film del 2018 diretto da Lasse Hallström e Joe Johnston con protagonisti Keira Knightley, Mackenzie Foy, Helen Mirren e Morgan Freeman.

La pellicola è l’adattamento cinematografico del racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann e del balletto Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Tutto ciò che vuole Clara è una chiave capace di aprire una scatola che contiene un dono speciale lasciatole dalla madre defunta. Un filo d’oro, che riceve durante la festa annuale del padrino Drosselmeyer, la conduce all’ambita chiave e a un mondo magico e parallelo alla sua realtà. È lì che Clara incontra un soldato di nome Phillip, una banda di topi e reggenti che presiedono a tre reami: la terra dei fiocchi di neve, quella dei fiori e infine quella dei dolci. Clara e Phillip devono sfidare l’infausto Quarto Regno a cui fa capo la tiranna Madre Ginger, per recuperare la chiave e riportare l’armonia nel mondo.
Lasse Hallström, il regista svedese famoso per Chocolat, rivisita un grande classico della letteratura e della musica.
Il romanticismo dello scrittore tedesco dunque si fonde con i meravigliosi scenari teatrali e le trascinanti musiche del balletto russo nella sceneggiatura di Ashleigh Powell. Il nuovo progetto Disney è una fiaba natalizia dalle immagini incantevoli e i suoni magici. “È la vigilia di Natale, il tempo del mistero, delle aspettative. Chissà cosa succederà?”, risuona nel trailer la voce di Morgan Freeman nel ruolo del padrino Drosselmeyer. Al suo fianco Mackenzie Foy interpreta la coraggiosa protagonista, Clara, conosciuta come Murph in Interstellar di Christopher Nolan, mentre Keira Knightley veste i panni della smielata Fata Confetto e Helen Mirren quelli della perfida Madre Cicogna. L’attore messicano Eugenio Derbez invece sarà il sovrano del Regno dei fiori e la stella del balletto americano, Misty Copeland, danzerà per il grande schermo sulle magiche note.

Euforia | Ottobre 2018

Euforia è un film del 2018 diretto da Valeria Golino, con protagonisti Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea.

Matteo è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell’ombra. La scoperta di una malattia grave che ha colpito Ettore (della quale lo si vuole tenere all’oscuro) spinge Matteo a tornare a frequentarlo e ad occuparsi di lui.

Ritorno al bosco dei 100 acri | Ottobre 2018

Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin) è un film del 2018 diretto da Marc Forster.

Christopher Robin è diventato grande e si è lasciato alle spalle i vecchi compagni di gioco Winnie Pooh e gli abitanti del Bosco dei 100 Acri. Ora vive a Londra con la moglie Evelyn e la figlia Madeline, e lavora nel reparto amministrativo di una ditta che confeziona valigie. Purtroppo la ditta è in crisi, complice la gestione scellerata del figlio del fondatore, e a Christopher viene assegnato il compito di trovare una soluzione entro il fine settimana: l’alternativa è il licenziamento di molti dipendenti. Dunque l’uomo decide di sacrificare il weekend con moglie e figlia nella casa di campagna del Sussex dove ha trascorso la sua infanzia e dove, da una cavità nel tronco di un albero, si accede al Bosco dei 100 Acri. Dal canto suo Winnie Pooh si è svegliato in quel Bosco e non ha trovato nessuno dei suoi amici: Tigro, Pimpi, Ih-Oh, Tappo, Kanga, Ro e Uffa. Per cercarli entra nella cavità dell’albero e sbuca nel giardino londinese antistante l’abitazione di Christopher Robin. Di fatto, però, è Christopher che si è perduto, e toccherà all’orsetto di pezza ricondurlo a casa.

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Proiezioni

    Quasi nemici | Ottobre 2018

    Quasi nemici è un film di genere commedia del 2017, diretto da Yvan Attal, con Daniel Auteuil e Camélia Jordana. Uscita al cinema il 11 ottobre 2018. Durata 95 minuti. Distribuito da I Wonder Pictures.

    Neïla Salah (Camélia Jordana) è cresciuta a Créteil, nella multietnica banlieu parigina, e sogna di diventare avvocato. Iscrittasi alla prestigiosa università di Panthéon-Assas a Parigi, sin dal primo giorno si scontra con Pierre Mazard (Daniel Auteuil), professore celebre per i suoi modi bruschi, le sue provocazioni e il suo atteggiamento prevenuto nei confronti delle minoranze etniche. Ma proprio il professor Mazard, per evitare il licenziamento all’indomani
    di uno scandalo legato a questi suoi comportamenti, si troverà ad aiutare Neïla a prepararsi per l’imminente concorso di eloquenza. Cinico ed esigente, Pierre potrebbe rivelare di essere proprio il mentore di cui lei ha bisogno… tuttavia, entrambi dovranno prima riuscire a superare i propri pregiudizi.

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    Proiezioni

      L’albero dei frutti selvatici |Ottobre 2018

      L’albero dei frutti selvatici è un film di genere drammatico del 2018, diretto da Nuri Bilge Ceylan, con Serkan Keskin e Dogu Demirkol. Durata 188 minuti. Distribuito da Parthénos.

      Sinan si è appena laureato e torna a casa, nel villaggio turco di Can. Il suo sogno è pubblicare il manoscritto su cui ha lungo lavorato e che racconta il suo mondo in maniera fortemente personale. Ma poichè non è un racconto spendibile a scopo turistico nessuno sembra interessato a pubblicarlo. Inoltre il padre di Sinan, il maestro elementare Idris, ha accumulato debiti attraverso le scommesse sulle corse dei cavalli e i suoi creditori si rivolgono continuamente al figlio per ottenere una restituzione.

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